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Parto

Oggi parto per Siracusa. Como, ci rivediamo il prossimo anno!

Buone vacanze a tutti!

Ricordatevi di farmi gli auguri di compleanno :P !

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Battute da Ingegneri

Che cos’è un orso polare? E’ un orso rettangolare che ha cambiato coordinate!

Cosa dice un vettore ad un altro? “Scusa, hai un momento?…”

Uno statistico può mettere la testa nel forno e i piedi nel ghiaccio e dire che si sente mediamente bene.

Cos’è un bimbo complessato? Un bimbo di madre reale e padre immaginario!

Al cinema c’è un film con 3 vettori linearmente indipendenti. Come si chiama il film? “Rango 3″

Al cinema fanno un film con 2 sistemi lineari incompatibili.Come s’intitola il film?…”Kramer contro Kramer”

Gesù ai discepoli: “In verità, in verità vi dico: y=x^2-4x+7″. I discepoli commentano un po’ fra di loro,
poi Pietro si avvicina mestamente a Gesù, dicendogli: “Maestro, perdonaci, ma non comprendiamo il tuo insegnamento…”
E Gesù, arrabbiato: “Sciocchi, è una parabola!”

La radice di due era molto preoccupata: ormai erano passati trenta decimali senza che le venisse il periodo. Temeva di essere incinta, anche se ciò le sembrava irrazionale.

Ad una festa matematica si incontrano diverse espressioni come X^2, 3sinX, 4Sqr(x^-2), e molte altre… Ad un certo punto X^2 vede in un angolino, mogio mogio, il Ln(5XsinX^2/2)/7cos(tg(Ln(x^-(1/2))), e gli chiede: “Perché te ne stai li tutto solo e triste”. Lui gli risponde: “Sai, io non mi INTEGRO facilmente…!”

“Ma tutto ciò è immaginario” disse il radicale puntando l’indice accusatore su menouno.

Alla festa dei simboli matematici non manca proprio nessuno. Sommatoria e parentesi graffa ballano scatenate al centro
della pista, maggiore uguale è ubriaco perso, la radice quadrata si è imboscata con un differenziale e così via. Solamente “exp(x)” se ne sta sola in un angolo; al che punto e virgola si avvicina e le fa: “Perché non ti integri?”. “Tanto è lo stesso!”

Due atomi si incontrano per strada. Il primo: “Come va? Tutto bene?” L’altro, mesto: “Uh.. no.. ho subito una perdita…un mio elettrone…” “Ma ne sei certo?” “Eh, sì… sono risultato positivo…”

Secondo Principio della Termodinamica: se fai bollire un acquario ottieni una zuppa di pesce, ma è molto difficile che raffreddando la zuppa di pesce ritorni ad avere l’acquario.

Epigrammi geometrici: “Uomo retto, dopo una vita lineare, morto in curva”.

Perché i matematici leggono Playboy e Playmen? Studiano le curve!

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Qualcosa sul provincialismo

Ordunque, rieccoci.

Oggi sono qui nuovamente per raccontarvi qualche altra cosa di me, qualcuno direbbe per appagare il mio ego, pensatela un po’ come volete, magari è anche vero.

Pensando e ripensando, sono un po’ indeciso sull’argomento da trattare, ma che credo che come sempre verrà fuori da se, scrivendo. Potrei parlare di come, secondo me, debba formarsi un individuo. Vi dirò di più: la formazione ottima non esiste, ma la costante crescita deve essere l’obiettivo. Da ingegnere userei l’espressione tendere “all’infinito” per raggiungere un risultato ragionevolmente buono, ma dato che sono qui, lasciamo stare il formalismo matematico, che, a dirla tutta, non è che mi faccia impazzire più di tanto.

Comincerò col raccontarvi la base, un piccolo riassunto della mia vita.
Nato a Gallarate, provincia di Varese. Vissuto i primissimi anni della mia vita tra paesini dei quali non ricordo nulla (Saronno, Vergiate ?). Padre eoliano, madre messinese. Nonna materna di La Spezia, nonno materno sardo.
In sostanza, già dalla nascita, il mio sangue era un po’ una puttana siculo-eoliana-ligure-sarda.
Complichiamo un po’ il tutto. Ho vissuto sedici anni della mia vita in uno squallido paese dormitorio alle porte di Milano (Pieve Emanuele). Facendo un bilancio della mia vita, la considererei una vita vissuta in periferia.
Provincia di Milano, poi Siracusa (che è ben più provinciale della provincia di Milano) e Como (anch’essa provincialissima anche se con alcune vocazioni interessanti).

Cosa porta una vita vissuta in periferia ? Questa è una bella domanda.
L’unica risposta ragionevolmente corretta che mi viene in mente è: porta ciò che non porta vivere in una grande città aperta. Un bagaglio di esperienze non migliori, ma sicuramente diverse.
Mi verrebbe da dire che ho sempre vissuto in mezzo a cretini provinciali, tra i quali mi inserisco.

L’essere provinciale (non tanto per dove vivi, ma per quello che ti frulla in testa) una delle cose peggiori che ti possano capitare. Perchè? Perchè o ti evolvi, o rimani un ignorante. Ma non un ignorante come tanti ne conosco che ne sanno molto più di me, una tipologia di ignorante che io definisco infimo. E’ colui che pensa di saperne più di te, ti spiega come fare le cose, ti consiglia persino! Ma io dico, tu, cretino coglione che non sei altro, se sei vissuto una vita su un’isola del cazzo o nella città più provinciale d’Italia, ma che cazzo ne potrai mai sapere più di me, che è una vita che vengo sbattuto a destra e a manca per costrizione o per scelta ? Se non sei mai stato all’Università, che cazzo ne sai di cosa devo studiare prima e cosa devo fare dopo ? Che ne sai dei MIEI sbocchi professionali ? Non ti vergogni neanche lontanamente a proferir parola con me che evidentemente sono anni luce avanti a te ?

Quando io incontro qualcuno che mi fa sentire provinciale (perchè si, io sono il primo provinciale), la cosa più sensata da fare è stare zitto ed ascoltare. Magari ti verrebbe anche di dire la tua, ma, obiettivamente, è molto meglio stare zitti ad ascoltare. Questo genere di persone sono quelle che più stimo e ammiro, ma c’è un problema. Guarda caso li trovo sempre in quelle che oggi si definiscono categorie sociali a rischio. Gli ultimi della classe. Ho sempre avuto diffidenza di chi si riempie la bocca di paroloni, ma tanta attenzione verso chi riesce a spiegarti la sua visione della vita con umiltà.
Queste persone, che ho avuto la fortuna di incontrare, sono state le uniche ad insegnarmi qualcosa di davvero speciale, non necessariamente giusto, o moralmente corretto, ma speciale.

Il drogato che racconta di come si è risollevato dopo gli anni 80, l’ex contrabbandiere con un debito miliardario verso lo stato, il 40enne napoletano che ancora campa facendo furti nelle case, l’artigiano anziano che cerca di vendere i suoi manufatti nelle fiere di paese, gli artisti di strada, gli zingari. Mi verrebbero mille esempi in mente ma credo che forse sarebbe persino inutile stare a raccontarveli, probabilmente state pensando che sono pazzo. Che mai avranno da insegnare questi poveracci? Niente, per chi ha la presunzione di non voler nemmeno ascoltare.
L’italiano medio di questi anni, nonostante gridi al precariato, alla sua condizione pietosa, si dimentica di far parte comunque di un ceto medio-borghese. Crede di essere povero quando scatta la tacca della no-tax area.
L’italiano inborghesito ha dimenticato cosa davvero significhi la fame, e nemmeno gli interessa ricordarlo.
Qualcuno però la fame magari la soffre tutti i giorni, e magari è pure un pazzo che campa rubando, ma qualcosa da insegnarti ce l’ha. Apparentemente sembra un discorso senza senso, ma vi assicuro che non è così.
Non sto dicendo che gli ultimi ed i diseredati abbiano le ragioni, ne’ gliele voglio dare, dico solo che ascoltarli senza pregiudizi quando ti parlano di quanto fa schifo la vita, ti aiuterebbe a scoprire cose mai considerate.
In buona sostanza, quello che cerco di dirvi è molto semplice. Se non ascolti davvero, rimarrai sempre un cretino, un provinciale nel cervello. Bisogna sempre rincorrere le esperienze, perchè da sole non ti capitano. Bisogna viaggiare vivendo davvero i posti che visiti, bisogna cercare di vivere in tanti posti diversi, bisogna parlare e confrontarsi di continuo con chi la pensa in modo opposto. Si deve imparare a distinguere tra ti sta dicendo delle cose importanti (non giuste in assoluto, solo importanti), da chi ti sta riempiendo la testa con cazzate. Bisogna sempre essere pronti ad apprendere senza pregiudizi: è difficilissimo. Tutti abbiamo pregiudizi. Il crescere sta proprio in questo, più elimini i pregiudizi, più sai ascoltare, più sei degno di considerarti cittadino del mondo.
Bisognerebbe piantarla con tutti i ragionamenti provinciali, e qui parlo sia ai leghisti del “Tegn dur mai mulà!” che a certa parte del popolo si-culo, che ancora è piantata su stronzate che nel 2007 non hanno ragione d’esistere.

Il mio non vuole essere un discorso d’attacco, ma di amichevole consiglio. Piantiamola tutti di dire e pensare stronzate.
Ascoltiamo, viaggiamo, non giudichiamo nessuno, non dividiamo in buoni o cattivi.

E’ un obiettivo che mi pongo anch’io, non è facile, ma credo che sia l’unica strada giusta per evitare di umiliarmi un domani, tacciato di provincialismo, magari proprio da me stesso.

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Io non mi sento italiano

[video]http://www.youtube.com/watch?v=sFW1Vo4khMk[/video]

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Alcuni sogni

Di rado mi capita di ricordare un sogno. Solitamente dimentico tutto nel giro di qualche istante.
Ogni tanto però mi capita di farne di fin troppo realistici, ricordo perfettamente sensazioni, profumi.
E’ il mio inconscio che grida.

Chissà se riuscirò mai a zittirlo una volta per tutte.

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Ciò che mi occupa il tempo in questo periodo

Vi do una piccolissima anticipazione :D

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Le nuove statistiche di Almalaurea

Spesso si ritiene che la laurea triennale non sia un titolo sufficiente per fare ingresso nel mercato del lavoro. “Non è vero” dice Marco Taisch del Politecnico di Milano: “A tre mesi dalla laurea, lavora il 73 per cento dei laureati triennali“. Aggiunge Luca Valerii, 39 anni, capo delle risorse umane della divisione italiana di Microsoft. “Laureati triennali meno preparati? Semmai, poco maturi, ma per ragioni anagrafiche. In compenso, molti quinquennali sono presuntuosi e poco propensi al sacrificio”.Se è vero che per trovare lavoro il prima possibile conviene iscriversi a una facoltà scientifica, cosa conviene fare a chi è appassionato di discipline umanistiche? “Semplicemente, non rinunciare: chi è molto motivato, alla fine qualcosa trova” dice il rettore della Normale di Pisa, Salvatore Settis. Mentre secondo Vincenzo Galasso, economista, autore con Tito Boeri del libro Contro i giovani, come l’Italia sta tradendo le nuove generazioni, il vero problema è l’orientamento: “I ragazzi scelgono con leggerezza: nessuno li indirizza e molto spesso sbagliano facoltà“.

Fonte

Non disperate laureati in discipline umanistiche, prima o poi qualcosa la trovate anche voi, l’importante è crederci!

Male che vada passate i prossimi 20 anni a cercare di entrare come Professori o in qualche PA.
Buon divertimento.

Molto interessante l’ultima frase citata, l’orientamento è un problema enorme.
E’ la vera spiegazione al numero gigantesco di iscritti a porcate tipo scienze della comunicazione.

Se gli si dicesse: “Guarda che è sì la facolta più fuffa e facile, ma lavoro non ne trovi. Leggi le statistiche.”, forse non ci sarebbe nemmeno tutta questa gente che grida al precariato e ai bassi salari.

Ma che pretendete ? Il lavoro si crea intorno ai settori produttivi, mica con Dante.

E ora qui qualcuno si incazza :-)

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L’ottimista integralista quasi sempre fallisce

Sempre più spesso mi capita di dover discutere di decisioni future, di programmi, di aspettative.
Sono sempre stato un programmatore, ben prima che il senso informatico del termine mi si addicesse.
Tentare di prevedere gli avvenimenti, smuovere la ruota cosmica a proprio favore, credo che in fondo io abbia sempre cercato questo, il che non significa affatto portar acqua al proprio mulino, anzi, spesso si finisce col perdere il grano e di conseguenza rimanere senza farina.
Il mio modo di pensare in realtà è semplice, lineare, logicamente corretto oserei dire.
Quest’ultima frase la capirà davvero solo chi conosce il senso profondo di quello che dico, ovvero sa leggere tra le righe.
La presunzione della ragione, della correttezza logica, surrogate dai fatti.
Beh, sapete che c’è? Nella mia vita ho sempre avuto ragione. Raramente ho sbagliato qualche calcolo, e anche finendo fuori binario, sono sempre rimasto col culo profondamente piantato per terra: io non cado.
Presunzione della ragione ? De coccio ? Cos’è che sono ? Definizioni per uno stile di vita ? Può essere. Il quesito successivo è: ho ragione o no? Secondo me sì. E la chiave sta proprio lì, in quel secondo me.
Oltre a de coccio, nella mia vita sono sempre stato un democratico, ben prima della conquista del monopolio del termine da parte di un noto partito. Non mi voglio dilungare più di tanto in cazzate, quindi riassumo.
Parlo con la gente, e so ascoltare. Semplice a dirsi, ma sapete cosa c’è di diverso in quello che faccio io?

Imparo, e cambio idea di continuo. Se qualcuno non mi fa discorsi convincenti o basati sul fonti che io ritengo non attendibili, semplicemente aggrotto lo sguardo e gli do la ragione. Lo scontro però mi interessa, ma solo con chi dico io.
Il mondo è pieno di cretini, non vedo perchè perder tempo a riportar sulla retta via gli irrecuperabili: non serve.
Ed è proprio a questi irrecuperabili che va tutto il mio disprezzo, a chi non capisce che quando esprimo un’opinione, questa non è frutto di un pensiero buttato lì, anzi forse pare proprio esserlo, ma non è così. Nel senso che proprio quell’opinione buttata lì è il riassunto del personale modo che ho di vedere la vita, e personalmente parlando, non credo che ci sia qualcuno davvero in grado di capirlo, quindi, in sostanza, potete anche fare a meno di starmi ad ascoltare o di leggermi.
Però un po’ ci voglio provare, quindi ogni tanto tento, ma senza troppa voglia eh.

Paragrafo terzo, riprendiamo un po’ il concetto che ho del vedere il futuro, lontano e fra un minuto.
I miei discorsi, specialmente quando cerco di parlare un po’ più seriamente di cose che mi riguardano in prima persona, sono molto cauti. Cauti potete leggerlo come parola realmente riassuntiva del mio modo di pormi coi problemi.
Difficilmente sono pessimista, ancor più difficilmente sono un ottimista integralista. Mi verrebbe voglia di darmi del realista, ma credo che sia un complimento che non mi merito. Quindi sono solo cauto. Credo che cauto sia una definizione ragionevole e che lasci poco spazio ad interpretazioni fuorvianti. La realtà non è questa però, c’è chi dice che sono solo de coccio (a volte quasi a livello di contraddirmi da solo), c’è chi dice che sono pure fin troppo democratico.
L’esempio più calzante per spiegarvi questo mio doppiogiochismo (sì, dai, chiamiamolo pure così, ma non leggetelo in chiave cretina, ma ragionata) mi viene quasi spontaneo. Però lo rimando ad un altro post, sempre che ne abbia voglia.

Restando ai miei discorsi da predittore-del-futuro mio e dell’umanità, riempio i miei discorsi di roba tipo “Se tutto va bene”, “Se domani ancora sto qua”, “Forse”,”Non è detto”, “Speriamo di riuscire”. Un po’ perchè forse mi scoccia anche dare delle informazioni precise, un po’ perchè nemmeno io lo so. Il fulcro è proprio qua: se non lo so non lo dico, e anzi, prima di tutto, mi preparo al peggio, già facendo il discorso, anche se spero il contrario (ovviamente direi).
Ultimamente mi sono capitate persone che per questo mio modo di fare mi hanno dato del pessimista, o peggio, mi hanno detto che penso troppo male.

Ho scoperto una cosa. Ho sempre avuto ragione, specialmente nelle cose importanti.

E ora, a quelle persone che mi davano del pessimista, che mi dicevano di levare quei “se” e quei “se siamo ancora qui”, mi viene quasi voglia di mandarle affanculo, perchè sapete che c’è? Hanno perso, e io ho vinto. In tutti i casi.
L’ottimista integralista quasi sempre fallisce, quasi sempre è pieno di grandi propositi e improbabili speranze per il futuro, sogni quasi irraggiungibili, ai quali crede con fermezza, e poi si ritrova con un pugno di mosche.
Perchè? Perchè è cretino. Mi sembra la definizione migliore. Non ha considerato tutto quello che io ho messo in conto.

Il pessimista d’altro canto perde sempre.

Io sono cauto, un po’ me lo impone la mia formazione di ingegnere, un po’ lo sono di carattere. Ma col culo per terra non ci sono mai finito, e non credo che mai ci finirò.
I fallimenti giganti li ho sempre messi in conto, e cercato di evitarli il più possibile. Quando sono capitati, non sono caduto. Qualcuno ha cercato di tirarmi dentro fossi, ma sto ancora qua.

Ma sapete qual è il peggio ? Lo schifo dello schifo ? E’ quando qualcuno ti illude dandoti la speranza più grande, tu, cauto, metti in conto tutto (ma proprio tutto).Ti illude dicendo che sono solo paranoie, i tuoi “se” e “ma”. E poi, quando arrivi al dunque, capisci che l’unica cosa che davvero aveva senso erano i tuoi “se” e i tuoi “ma”, in mezzo a tutto quel mare di parole che ora manco ricordi, e di cui personalmente manco me ne fotte un cazzo.

A queste persone dico semplicemente, andate pure affanculo.
Io sto sempre qua, e non cado.

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GNU/Linux a Malpensa

Mesi fa, attendendo pazientemente le mie belle 5 ore canoniche di ritardo-volo, ho fatto questo video col cellulare.
Magari può interessare a qualcuno :D

Semplicemente è uno spot pubblicitario che girava sui monitor di Malpensa, con la particolarità di riavviarsi (il pc) ogni volta che il video terminava, mostrando una stupenda schermata di bootstrap in pieno Penguin Style!

Forse il video è più esplicativo…

LINK

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