L’ottimista integralista quasi sempre fallisce

Sempre più spesso mi capita di dover discutere di decisioni future, di programmi, di aspettative.
Sono sempre stato un programmatore, ben prima che il senso informatico del termine mi si addicesse.
Tentare di prevedere gli avvenimenti, smuovere la ruota cosmica a proprio favore, credo che in fondo io abbia sempre cercato questo, il che non significa affatto portar acqua al proprio mulino, anzi, spesso si finisce col perdere il grano e di conseguenza rimanere senza farina.
Il mio modo di pensare in realtà è semplice, lineare, logicamente corretto oserei dire.
Quest’ultima frase la capirà davvero solo chi conosce il senso profondo di quello che dico, ovvero sa leggere tra le righe.
La presunzione della ragione, della correttezza logica, surrogate dai fatti.
Beh, sapete che c’è? Nella mia vita ho sempre avuto ragione. Raramente ho sbagliato qualche calcolo, e anche finendo fuori binario, sono sempre rimasto col culo profondamente piantato per terra: io non cado.
Presunzione della ragione ? De coccio ? Cos’è che sono ? Definizioni per uno stile di vita ? Può essere. Il quesito successivo è: ho ragione o no? Secondo me sì. E la chiave sta proprio lì, in quel secondo me.
Oltre a de coccio, nella mia vita sono sempre stato un democratico, ben prima della conquista del monopolio del termine da parte di un noto partito. Non mi voglio dilungare più di tanto in cazzate, quindi riassumo.
Parlo con la gente, e so ascoltare. Semplice a dirsi, ma sapete cosa c’è di diverso in quello che faccio io?

Imparo, e cambio idea di continuo. Se qualcuno non mi fa discorsi convincenti o basati sul fonti che io ritengo non attendibili, semplicemente aggrotto lo sguardo e gli do la ragione. Lo scontro però mi interessa, ma solo con chi dico io.
Il mondo è pieno di cretini, non vedo perchè perder tempo a riportar sulla retta via gli irrecuperabili: non serve.
Ed è proprio a questi irrecuperabili che va tutto il mio disprezzo, a chi non capisce che quando esprimo un’opinione, questa non è frutto di un pensiero buttato lì, anzi forse pare proprio esserlo, ma non è così. Nel senso che proprio quell’opinione buttata lì è il riassunto del personale modo che ho di vedere la vita, e personalmente parlando, non credo che ci sia qualcuno davvero in grado di capirlo, quindi, in sostanza, potete anche fare a meno di starmi ad ascoltare o di leggermi.
Però un po’ ci voglio provare, quindi ogni tanto tento, ma senza troppa voglia eh.

Paragrafo terzo, riprendiamo un po’ il concetto che ho del vedere il futuro, lontano e fra un minuto.
I miei discorsi, specialmente quando cerco di parlare un po’ più seriamente di cose che mi riguardano in prima persona, sono molto cauti. Cauti potete leggerlo come parola realmente riassuntiva del mio modo di pormi coi problemi.
Difficilmente sono pessimista, ancor più difficilmente sono un ottimista integralista. Mi verrebbe voglia di darmi del realista, ma credo che sia un complimento che non mi merito. Quindi sono solo cauto. Credo che cauto sia una definizione ragionevole e che lasci poco spazio ad interpretazioni fuorvianti. La realtà non è questa però, c’è chi dice che sono solo de coccio (a volte quasi a livello di contraddirmi da solo), c’è chi dice che sono pure fin troppo democratico.
L’esempio più calzante per spiegarvi questo mio doppiogiochismo (sì, dai, chiamiamolo pure così, ma non leggetelo in chiave cretina, ma ragionata) mi viene quasi spontaneo. Però lo rimando ad un altro post, sempre che ne abbia voglia.

Restando ai miei discorsi da predittore-del-futuro mio e dell’umanità, riempio i miei discorsi di roba tipo “Se tutto va bene”, “Se domani ancora sto qua”, “Forse”,”Non è detto”, “Speriamo di riuscire”. Un po’ perchè forse mi scoccia anche dare delle informazioni precise, un po’ perchè nemmeno io lo so. Il fulcro è proprio qua: se non lo so non lo dico, e anzi, prima di tutto, mi preparo al peggio, già facendo il discorso, anche se spero il contrario (ovviamente direi).
Ultimamente mi sono capitate persone che per questo mio modo di fare mi hanno dato del pessimista, o peggio, mi hanno detto che penso troppo male.

Ho scoperto una cosa. Ho sempre avuto ragione, specialmente nelle cose importanti.

E ora, a quelle persone che mi davano del pessimista, che mi dicevano di levare quei “se” e quei “se siamo ancora qui”, mi viene quasi voglia di mandarle affanculo, perchè sapete che c’è? Hanno perso, e io ho vinto. In tutti i casi.
L’ottimista integralista quasi sempre fallisce, quasi sempre è pieno di grandi propositi e improbabili speranze per il futuro, sogni quasi irraggiungibili, ai quali crede con fermezza, e poi si ritrova con un pugno di mosche.
Perchè? Perchè è cretino. Mi sembra la definizione migliore. Non ha considerato tutto quello che io ho messo in conto.

Il pessimista d’altro canto perde sempre.

Io sono cauto, un po’ me lo impone la mia formazione di ingegnere, un po’ lo sono di carattere. Ma col culo per terra non ci sono mai finito, e non credo che mai ci finirò.
I fallimenti giganti li ho sempre messi in conto, e cercato di evitarli il più possibile. Quando sono capitati, non sono caduto. Qualcuno ha cercato di tirarmi dentro fossi, ma sto ancora qua.

Ma sapete qual è il peggio ? Lo schifo dello schifo ? E’ quando qualcuno ti illude dandoti la speranza più grande, tu, cauto, metti in conto tutto (ma proprio tutto).Ti illude dicendo che sono solo paranoie, i tuoi “se” e “ma”. E poi, quando arrivi al dunque, capisci che l’unica cosa che davvero aveva senso erano i tuoi “se” e i tuoi “ma”, in mezzo a tutto quel mare di parole che ora manco ricordi, e di cui personalmente manco me ne fotte un cazzo.

A queste persone dico semplicemente, andate pure affanculo.
Io sto sempre qua, e non cado.

Category: Senza categoria
You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>